Durante la propria vita lavorativa, chi gode di un lavoro subordinato (dipendente) matura il cosiddetto TFR, acronimo di Trattamento di Fine Rapporto.
Si tratta di quella che, comunemente, chiamiamo Liquidazione, una somma di denaro erogata in favore del dipendente in seguito alla cessazione del rapporto di lavoro, accantonata ogni mese in due modalità, come vedremo più avanti nel corso dell’articolo.
Tutti sognano di giungere, dopo anni di onorata carriera e di sacrifici, al momento in cui si potrà smettere di lavorare, ricevere il TFR maturato e la pensione.
Ma cos’è il TFR, come funziona, come si calcola e come viene utilizzato?
Scopriamolo insieme.
La definizione fornita dall’INPS nel suo glossario è la seguente:
“Trattamento di fine rapporto: somma che il datore di lavoro deve corrispondere al proprio dipendente alla cessazione del rapporto, corrispondente alla sommatoria delle quote di retribuzione accantonate e rivalutate annualmente.”
Introdotto con la Legge 29 maggio 1982 n. 297 “Disciplina del trattamento di fine rapporto e norme in materia pensionistica”, il TFR nasce in realtà negli anni ‘20 del ‘900, ma in una forma diversa.
Infatti, in precedenza esisteva nella forma di “Indennità di licenziamento”, riconosciuta ai soli dipendenti e solo in caso di licenziamento non dovuto a colpa del lavoratore, per poi evolversi nella cosiddetta “indennità di anzianità”.
Con l’introduzione, nel 1982, del Trattamento di Fine Rapporto, l’indennità di anzianità è stata sostituita con un nuovo sistema di calcolo.
Il TFR si applica a tutti i lavoratori dipendenti del settore privato.
I dettagli relativi alla disciplina del trattamento di fine rapporto sono da individuare nell’articolo 2120 del Codice Civile.
Nello specifico, si procede in questo modo. Si prende la retribuzione annua lorda (RAL) prevista dal contratto di lavoro, e si divide questo importo per 13,5 (un valore a metà tra la tredicesima e la quattordicesima). A questo va sottratto lo 0,5% della retribuzione soggetta a contribuzione INPS.
Questa somma viene versata in un Fondo di Garanzia Nazionale, gestito dall’INPS, al quale i lavoratori potranno rivolgersi in caso di fallimento dell’azienda che deve loro il TFR.
Facciamo una simulazione, in modo da capire come calcolare il proprio TFR.
Mettiamo il caso che il RAL sia di € 25.000. A questo punto bisogna applicare la seguente formula:
€ 25.000 : 13,5 = € 1851,85
0,5 % di 25.000 = € 125
€ 1.851,85 - € 125 = € 1.726,85
Il TFR maturato nel primo anno di lavoro (1 gennaio - 31 dicembre) sarà pari a € 1.726,85.
Molti pensano, erroneamente, che per capire quanto sarà il TFR finale sia sufficiente moltiplicare questo dato per il numero di anni di servizio, ma non è così.
In realtà, a voler essere precisi a questi conteggi bisogna aggiungere un altro elemento, ovvero la rivalutazione sulla base dell’indice ISTAT, effettuata ogni anno al 31 dicembre, composta da:
Questa rivalutazione si calcola sull’anno precedente, quindi sul primo e sull’ultimo anno di lavoro non si aggiunge nulla.
Quindi, concludendo i calcoli, ripartiamo da dove eravamo rimasti.
Il primo anno di lavoro il dipendente ha maturato un TFR pari a € 1.726,85.
Per il secondo anno, si dovrà procedere in questo modo:
1,5% di € 1.726,85 = € 25,90
75% di 11,3% (cioè l’aumento annuo prezzi nel 2022 secondo ISTAT) = 8,475%
8,475% di € 1.726,85 = € 146,35
€ 25,90 + € 146,35 = € 172,25 Rivalutazione lorda
17% di € 172,25 = € 29,28 Imposta sulla Rivalutazione
€ 172,25 - € 29,28 = € 142,97 Rivalutazione netta
€ 1.726,85 + 142,97 = 1.869,82 TFR rivalutato
Quindi, per i primi due anni di lavoro il TFR accantonato sarà pari a 1.726,85 del primo anno sommato a € 1.869,82 del secondo anno, per un totale di € 3.596,67.
Questa seconda parte di calcoli è, bisogna ammetterlo, un po’ più ostica e articolata, e non è nemmeno possibile fare un calcolo unico da applicare sul lungo periodo, perché la variazione percentuale dei prezzi varia ogni anno.
C’è da dire, in ogni caso, che si tratterà di una variazione, sul totale, di pochi euro, quindi volendo si può fare una stima alquanto precisa sul lungo periodo.
Come spiegato, quello che viene fuori dai calcoli effettuati prima è il cosiddetto TFR lordo, al quale infatti bisogna sottrarre la componente fiscale, ovvero le tasse, in modo da ricavare il TFR netto.
Prima di calcolare l’aliquota, però, è necessario ricavare un altro elemento, ovvero il Reddito di Riferimento.
Calcolarlo è davvero facile. Si prende il totale del TFR accumulato, si moltiplica per 12 mesi e si divide per il numero di anni di lavoro svolti.
Assumendo che il lavoratore abbia prestato servizio solo per i due anni interessati dai calcoli fatti, avremo questo risultato:
€ 3.596,67 x 12 : 2 = € 21.580,02
Ora devi calcolare l’aliquota IRPEF vigente per quell’importo e avrai il TFR netto. Al momento le aliquote sono del 23% fino a € 15.000 e del 25% dai € 15.000 ai € 28.000.
Quindi:
23% di € 15.000 = € 3.450
27% per i € 6.580,02 eccedenti = € 1.645,01
TOTALE: € 5.095,01
A questo punto non resta che calcolare l’aliquota di riferimento applicata al TFR.
Come si ottiene?
Facilissimo:
€ 5.095,01 / € 21.580,02 = 23,60%
Ora hai tutti gli elementi per calcolare, finalmente, a quanto ammonterà la Liquidazione che il datore di lavoro dovrà versare.
Per conoscere questa cifra devi fare un ultimo sforzo:
€ 3.596,67 x 23,60% = € 848,81
Il tuo TFR maturato sarà pari a € 3.596,67 - € 848,81, quindi € 2.747,86.
Può capitare che il lavoratore abbia necessità di richiedere un anticipo del TFR maturato al proprio datore di lavoro.
Questa opzione è contemplata dalla normativa vigente, ma solo a patto che sussistano le seguenti condizioni:
La richiesta può essere effettuata solo una volta nel corso del rapporto di lavoro, e viene ovviamente detratta dal totale maturato.
Per evitare che tutti o troppi dipendenti presentino tale richiesta al datore di lavoro, è stabilito per legge che le richieste soddisfatte non possano superare il 10% del totale degli aventi diritto, ovvero dei lavoratori con almeno 8 anni di servizio in azienda.
Il lavoratore può decidere se lasciare il TFR in azienda, seguendo quindi tutti i calcoli complessi riportati nella nostra guida, oppure se versarli all’interno di un Fondo Pensione Complementare.
In merito, ti invitiamo a leggere il nostro articolo nel quale spieghiamo cos’è e come funziona un Fondo Pensione.
A partire dal 2007, con l’entrata in vigore del Testo Unico della previdenza complementare, le cose sono un po’ cambiate rispetto al passato.
Infatti, oggi il lavoratore ha 6 mesi di tempo, dal momento della prima assunzione, per decidere come utilizzare il proprio TFR, se destinarlo a un Fondo Pensione (a propria scelta o previsto dal CCNL) o lasciarlo in azienda.
Se, entro i 6 mesi, non avrà espresso una preferenza, attraverso il meccanismo del silenzio assenso, il TFR verrà destinato al Fondo complementare.
Ad esempio, è possibile aderire al Fondo Priamo mediante il versamento di contributi a carico del lavoratore, del datore di lavoro e attraverso il conferimento del TFR maturando, ovvero mediante il solo conferimento del TFR maturando, eventualmente anche con modalità tacita.
Se versato al Fondo pensione, il TFR cambierà la propria natura in contributo previdenziale e sarà regolato dal Testo Unico per la previdenza complementare.
Oltre al TFR, il lavoratore aderente avrà diritto di aggiungere, su base volontaria, un contributo individuale. Quest’ultimo attiva inoltre il contributo aggiuntivo a carico del datore di lavoro, un vantaggio non da poco dal momento che si tratta di somme di denaro che accrescono ulteriormente il capitale accumulato, ma non sono sborsate dal lavoratore.
Anche nel caso del fondo pensione sarà possibile richiedere delle anticipazioni, ma a condizioni più flessibili rispetto al TFR lasciato in azienda.
In particolare:
Su questo tema consulta la nostra pagina dedicata alle Prestazioni prima del pensionamento.
Infine, è importante ricordare che chi decide di conferire il TFR nel fondo pensione gode di numerosi vantaggi di natura fiscale.
Ad esempio mentre nel TFR la tassazione al termine della carriera lavorativa è almeno pari al 23% (nel nostro esempio era pari a 23,60%), nel fondo pensione la posizione sarà tassata al massimo al 15%.
La rivalutazione inoltre non sarà stabilita dal codice civile ma sarà funzione dei rendimenti ottenuti dagli investimenti del fondo nei mercati finanziari.
Leggi anche il nostro articolo TFR in azienda o in un fondo pensione: come scegliere?
Per maggiori informazioni ti invitiamo a consultare la nostra Guida, qui, e a seguire i prossimi articoli sul blog nei quali approfondiremo i vantaggi fiscali derivanti dall’adesione a Priamo.
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