La possibilità di ottenere il riscatto totale della posizione maturata è senza dubbio un grande vantaggio offerto a chi sceglie questa forma di previdenza complementare.
In questo articolo scopriremo innanzitutto cos’è il riscatto del fondo pensione, per poi vedere in quali casi è possibile richiedere l’intero importo della posizione maturata e analizzare le differenze tra riscatto totale e parziale.
Vedremo poi in che modo viene tassato il riscatto totale, a seconda delle ragioni per cui viene richiesto. Passeremo inoltre alla possibilità di richiedere la prestazione finale sotto forma di riscatto del capitale al 100%, individuando i casi specifici in cui è possibile farne richiesta.
Valuteremo infine quali altre soluzioni vengono messe a disposizione degli aderenti come alternativa al riscatto, per poi chiudere con una serie di valutazioni da fare in fase di adesione al fondo pensione che tengono conto anche della possibilità di ottenere questa prestazione.
Il riscatto totale del fondo pensione è la possibilità di prelevare interamente il capitale accumulato nel proprio fondo pensione negoziale al verificarsi di determinate condizioni.
Si tratta di un'opzione che permette all'iscritto di ritirare in un'unica soluzione tutto il denaro versato nel tempo, comprensiva dei rendimenti maturati e dei benefici fiscali ottenuti, al netto dei costi del fondo e delle imposte.
Il riscatto totale può essere erogato solo in specifiche situazioni previste dalla legge, come vedremo in seguito, ma è importante sottolineare fin da subito che esso comporta la chiusura definitiva della posizione individuale presso il fondo, con conseguente interruzione del rapporto tra l'iscritto e il fondo stesso.
I soggetti che aderiscono al fondo pensione hanno diritto al riscatto della posizione individuale maturata, totale o parziale.
Il riscatto totale può essere richiesto in determinati casi specifici, tra cui i seguenti:
In caso di premorienza dell’iscritto che ha maturato il diritto alla pensione integrativa, l’intera posizione individuale maturata viene riscattata dal soggetto beneficiario indicato dall’aderente o, in sua assenza, dagli eredi. In caso di morte dell’iscritto prima che abbia maturato il diritto alla pensione integrativa, invece, l’intera posizione individuale maturata è riscattata da un soggetto designato o, in alternativa, dagli eredi.
Infine, se non ci sono eredi, la somma accumulata resta nel fondo per essere distribuita tra tutti gli altri iscritti.
Per gli aderenti al fondo pensione esiste anche la possibilità di fare richiesta del riscatto parziale della posizione maturata. Le principali differenze riguardano la percentuale di capitale che viene prelevata e le condizioni che ne consentono l'accesso.
Come lascia intendere il nome, il riscatto parziale consente di ritirare solo una parte del capitale, il 50%, mantenendo attiva la posizione rimanente presso il fondo pensione. È accessibile in situazioni meno gravi rispetto a quelle che danno diritto al riscatto totale, ad esempio:
Il riscatto totale, invece:
La scelta tra riscatto totale e parziale dovrebbe essere ponderata attentamente, valutando non solo le esigenze immediate di liquidità, ma anche gli obiettivi previdenziali a lungo termine.
Il riscatto della posizione nel fondo pensione è soggetto a tassazione, e l’aliquota applicata dipende dalla permanenza dell’aderente nel fondo.
Il riscatto parziale e il riscatto totale sono tassati nei casi di:
Nel dettaglio:
Come anticipato, nel caso di riscatto totale dovuto alla perdita del requisito di partecipazione al fondo, la tassazione sale al 23%, dunque occorre valutare la convenienza economica dell’operazione.
Chiudiamo con un ultimo caso in cui l’aderente può richiedere il 100% della posizione maturata, sebbene non si tratti del riscatto.
Parliamo della fase di prestazione, una volta raggiunti i requisiti di pensionamento.
Infatti, al momento della pensione gli iscritti al fondo possono scegliere tipicamente tra tre prestazioni alternative:
La prestazione può essere percepita dall’iscritto interamente sotto forma di capitale solo se la rendita derivante dalla conversione di almeno il 70% del montante finale sia inferiore al 50% dell’assegno sociale, che nel 2025 è pari a 538,68 euro mensili (dunque l’importo di riferimento è pari a 269,34 euro).
Semplifichiamo i passaggi:
In sostanza, si potrà ricevere il totale della posizione accumulata, sotto forma di capitale, solo se questo non raggiunge un importo sufficiente a generare una rendita abbastanza elevata.
Prima di optare per il riscatto totale, è opportuno considerare le alternative disponibili, che potrebbero risultare più vantaggiose in termini fiscali e previdenziali.
Anziché ritirare il montante accumulato in un'unica soluzione, è possibile convertirlo in una rendita che, a partire dal momento del pensionamento, viene erogata in modo ricorrente.
È possibile optare per una soluzione intermedia, ritirando una parte del montante in forma di capitale (fino a un massimo del 50%) e convertendo la parte restante in rendita. Questa opzione permette di soddisfare esigenze immediate di liquidità del neo-pensionato, mantenendo al contempo un'entrata periodica per il futuro.
La normativa prevede limiti e nuove opportunità per gli iscritti vicini alla maturazione dei requisiti per il pensionamento, attraverso la R.I.T.A. che prevede l’erogazione frazionata del montante o parte di esso accumulato, direttamente dal parte del Fondo.
Come già descritto, permette di prelevare solo una parte del capitale mantenendo attiva la posizione presso il fondo pensione.
Diversa dal riscatto, l'anticipazione consente di prelevare parte del montante (fino al 75%) per specifiche esigenze (spese sanitarie, acquisto/ristrutturazione della prima casa, altre esigenze) senza chiudere la posizione e continuando ad alimentare il fondo.
In caso di perdita dei requisiti di partecipazione o per scelta volontaria, è possibile trasferire l'intera posizione a un altro fondo pensione senza perdere il montante accumulato e continuando a godere dei benefici fiscali.
Ogni alternativa presenta vantaggi e svantaggi, sia dal punto di vista fiscale che in termini di flessibilità e sicurezza previdenziale. La scelta più adeguata dipende dalla situazione personale, dall'età, dalle esigenze di liquidità e dagli obiettivi finanziari di lungo periodo.
Sul tema consigliamo anche la lettura del nostro articolo È possibile restare nel fondo negoziale dopo il pensionamento?
La possibilità di accedere al riscatto totale, in tutti i casi previsti dalla legge, rappresenta uno degli importanti vantaggi dell’adesione a un fondo pensione negoziale come Priamo.
Significa sapere di avere un capitale accantonato che può ritornare nelle disponibilità dell’aderente, ad esempio in caso di perdita del lavoro o invalidità, a cui peraltro si applica una tassazione agevolata.
Va tuttavia ricordato, come già visto nel corso dell’articolo, che il riscatto totale comporta la chiusura della posizione presso il fondo: per questo, prima di richiedere la prestazione è il caso di fare un’attenta valutazione circa le proprie reali esigenze e le alternative a disposizione, così da non rischiare di compromettere l’investimento a scopo previdenziale.
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